Il 1 Novembre e la notte di Samain

“Chi non sarà presente alla riunione la notte di Samain perderà il senno ed ogni forza… per la mattina successiva si preparerà il suo tumulo.” Così narrano, in diverse sfumature, le vecchie saghe d’Irlanda (Ogam X e XI), che sono la fonte più antica, sia pure con mille anni di ritardo, di tradizioni celtiche. I druidi infatti non hanno lasciato testi scritti e le testimonianze precedenti ci vengono soltanto da gente come Cesare, che aveva tutto l’interesse a denigrarli. Che accadeva in realtà a Samain? In questa data, che coincide con l’attuale 1 novembre, si riportava il bestiame al riparo e s’iniziava la vita in comune all’interno dei villaggi, mentre il 1 maggio, al contrario, si riprendevano tutte le attività all’aperto. L’anno era dunque diviso in due parti: la metà chiara, che coincideva con la bella stagione e quella scura. Le due date tuttavia non erano fisse come nel nostro calendario, ma calcolate di volta in volta dai druidi ed il momento di passaggio alla stagione invernale non apparteneva a nessuno dei due e si collocava quindi fuori dal tempo. La notte del trentun ottobre venivano a cadere le tradizionali barriere che dividevano il mondo reale da quello, diremmo oggi, “paranormale” e quindi la separazione tra vivi e morti. Di qui la necessità di riunirsi e vegliare, per non farsi sorprendere dall’imprevisto: la sera ci si recava alle tombe e spesso si passava là tutta la notte, al mattino si celebravano vistose feste di ringraziamento, perché il mondo continuava ad esistere. I detrattori di cui sopra fanno cadere in quest’occasione la spaventosa strage dei primogeniti al dio Crom Crualch, contro cui si possono portare gli argomenti presentati per tutti gli accadimenti analoghi… non ultima la nostra festa degli Innocenti, che cade per l’appunto nel cuore dell’inverno, il 28 dicembre. In un modo che non conosceva ancora la luce elettrica ed il riscaldamento centralizzato, il cambio di stagione era vissuto effettivamente in modo traumatico, soprattutto se di fatto le stagioni erano due, così antitetiche fra loro come accade appunto nel nord. Di fatto un grande alone di mistero circonda, ancora in epoca cristiana, questa notte. Gran parte dei racconti epici e mitologici si collocano in questo periodo magico. Secondo gli amanti della tradizione si tratta solo del pallido riflesso, in epoca ormai cristiana, di quello che accadeva veramente e che nessuna lingua umana può narrare. Certo era la più grande festa dei Celti: sam vuol dire al tempo stesso riunione e fine dell’estate. Ancora oggi il mese di novembre è chiamato in Irlanda “Samain”. Gli storici, naturalmente, vogliono riportare tutto ad un livello più accettabile. I guerrieri, che erano i veri protagonisti della festa, si davano a formidabili bevute e certamente si celebrava il matrimonio tra il re e la dea delle tenebre, rappresentata per l’occasione da una sacerdotessa, mentre tutti gli altri avevano egual occasione d’incontrarsi e stare allegri… non dimentichiamo che si trattava appunto del ritorno a casa di tanti uomini che passavano tutta la buona stagione lontani. Gli Ulati, i guerrieri irlandesi di cui abbiamo maggiori notizie, tenevano un’assemblea nella piana di Murthemme, ogni anno. Si riunivano tre giorni prima di Samain e si lasciavano solo tre giorni dopo. Doveva esserci cibo per tutti, perché bisognava mangiare, bere e stare allegri. Trattandosi dei guerrieri del re il luogo scelto per la riunione è, naturalmente, la reggia. Le tradizioni gaeliche effettivamente contano una legge che bandiva dal paese chiunque non si fosse presentato a corte per celebrare questa festa. È veramente tutto? Francamente la strage dei primogeniti pecca per eccesso e la bevuta dei guerrieri del re per difetto! Jean Markale, uno dei più “esoterici” studiosi di storia celtica, ritiene che le usanze irlandesi siano solo il pallido ricordo della vera tradizione, che prima della conquista romana riuniva tutti i druidi in un posto segreto della foresta per celebrare non una festa civile, ma un rito sacro. Era proprio il rito a garantire la sopravvivenza della civiltà e la sua vittoria sulle oscure suggestioni del male. E non è escluso che la partecipazione ad esso, privilegio raro in principio, sia diventato col tempo una noiosa incombenza che bisognava imporre con la forza o quasi… è la vicenda di tutte le religioni di stato. In ogni caso Markale non ha dubbi: questo spazio magico è attualmente occupato dalla basilica di Chartres, cuore della Beauce e sede di un importante centro di studio delle tradizioni templari. Nella cripta della basilica si trova ancora oggi il pozzo dei “Sants Forts”, la cui fonte era oggetto di culto fin dalla più remota antichità. La Vergine Maria ha dunque occupato a buon diritto il posto dell’antica dea delle tenebre, mentre i cavalieri medievali sarebbero i più diretti discendenti dei druidi… e come tali s’attirarono l’odio del potere! Ma questa è un’altra storia. La Madonna è effettivamente la protagonista dei due periodi di passaggio, perché le si dedica il mese di maggio e quello d’ottobre, col rosario… ma stranamente la gestione di novembre le sfugge o quasi. Dobbiamo attendere l’8 dicembre per un’importante celebrazione mariana che interessi tutta la cristianità. Il “capodanno celtico” continuò ad essere considerato sacro in epoca cristiana, tanto che la Chiesa, preoccupata dell’alone magico e pagano che circondava questa festa, l’ha dedicata ai Santi fin dai tempi di Carlo Magno, aggiungendovi poi la commemorazione di tutti i defunti il 2 novembre, San Carlo Borromeo il 4 ed il famoso San Martino di Tours all’11… con scarsi risultati, se pensiamo che ancor oggi, la notte del 31, i bimbi vagano di casa in casa vestiti da fantasmi gridando il tradizionale ritornello: “dolcetto o scherzetto”.

Per saperne di più:
http://www.daltramontoallalba.it/civilta/celti.htm
I templari