Chi
non sarà presente alla riunione la notte di Samain
perderà il senno ed ogni forza
per la mattina
successiva si preparerà il suo tumulo." Così
narrano, in diverse sfumature, le vecchie saghe d'Irlanda
(Ogam X e XI), che sono la fonte più antica, sia pure
con mille anni di ritardo, di tradizioni celtiche. I druidi
infatti non hanno lasciato testi scritti e le testimonianze
precedenti ci vengono soltanto da gente come Cesare, che aveva
tutto l'interesse a denigrarli. Che accadeva in realtà
a Samain? In questa data, che coincide con l'attuale 1 novembre,
si riportava il bestiame al riparo e s'iniziava la vita in
comune all'interno dei villaggi, mentre il 1 maggio, al contrario,
si riprendevano tutte le attività all'aperto. L'anno
era dunque diviso in due parti: la metà chiara, che
coincideva con la bella stagione e quella scura. Le due date
tuttavia non erano fisse come nel nostro calendario, ma calcolate
di volta in volta dai druidi ed il momento di passaggio alla
stagione invernale non apparteneva a nessuno dei due e si
collocava quindi fuori dal tempo. La notte del trentun ottobre
venivano a cadere le tradizionali barriere che dividevano
il mondo reale da quello, diremmo oggi, "paranormale"
e quindi la separazione tra vivi e morti. Di qui la necessità
di riunirsi e vegliare, per non farsi sorprendere dall'imprevisto:
la sera ci si recava alle tombe e spesso si passava là
tutta la notte, al mattino si celebravano vistose feste di
ringraziamento, perché il mondo continuava ad esistere.
Doveva esserci cibo per tutti, perché bisognava mangiare,
bere e stare allegri. Trattandosi dei guerrieri del re il
luogo scelto per la riunione è, naturalmente, la reggia.
Le tradizioni gaeliche effettivamente contano una legge che
bandiva dal paese chiunque non si fosse presentato a corte
per celebrare questa festa. Jean Markale, uno dei più
"esoterici" studiosi di storia celtica, ritiene
che le usanze irlandesi siano solo il pallido ricordo della
vera tradizione, che prima della conquista romana riuniva
tutti i druidi in un posto segreto della foresta per celebrare
non una festa civile, ma un rito sacro.
Era proprio il rito a garantire la sopravvivenza della civiltà
e la sua vittoria sulle oscure suggestioni del male. E non
è escluso che la partecipazione ad esso, privilegio
raro in principio, sia diventato col tempo una noiosa incombenza
che bisognava imporre con la forza o quasi
è
la vicenda di tutte le religioni di stato.
In ogni caso con l'Equinozio inizia un momento particolare.
L'Estate lascia il passo all'Autunno, e questo non è
solo un momento dell'anno, ma qualcosa di più importante
e non solo per il fatto che il calendario celtico conosce
soltanto due stagioni e dunque le enfatizza, ma anche perché
legato al raccolto, segnando per parte sua la fine della mietitura,
così come l'Equinozio di Primavera ne aveva segnato
l'inizio.
Tecnicamente con l'Equinozio finisce l'estate e inizia l'autunno.
Dopo 6 mesi il Sole viene a trovarsi nuovamente sul piano
dell'equatore terrestre e il circolo d'illuminazione passa
per i poli. In questo giorno il Sole passa allo zenit all'equatore,
sorge al polo sud, tramonta al polo nord e la giornata dura
esattamente 12 ore in tutto la terra.
Ancora una volta, il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio,
come lo erano all'Equinozio di Primavera, ma ben presto le
notti cresceranno fino ad essere più lunghe dei giorni,
e l'inverno sarà di nuovo tra di noi.
Ed è proprio la paura dell'inverno ed indirettamente
della morte, a segnare di malinconia una stagione altrimenti
positiva, in cui i granai sono pieni e non fa ancora tanto
freddo; nelle feste di questo periodo predominano i colori
della natura, i toni caldi della terra ormai pronta ad accogliere
nel letargo invernale i semi che di nuovo fioriranno a primavera.
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