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Profondo
dolore mi dài, Gerusalemme.
Così una voce anonima del 1150 risponde al veemente appello di San Bernardo per una nuova crociata, volta non più contro il Turco, ma contro l'imperatore bizantino stesso, che sarebbe, secondo il santo, il vero traditore dell'Occidente. Questa poesia, anonima, appunto, come voleva l'epoca, tratteggia l'immagine della castellana medioevale a cui ci hanno abituato tanti romanzi: una creatura diafana e silente, in languida attesa d'uno sposo lontano, teneramente amato, ma è anche in contrasto stridente con quanto gli Arabi andavano dicendo delle nostre donne. Lo storico arabo Usama, per esempio, racconta: "Presso i Franchi non c'è ombra di senso dell'onore e di gelosia. Se uno di loro va in strada con sua moglie e un altro lo incontra, questi prende per mano la donna e si tira in disparte con lei a parlare, mentre il marito se ne sta da un lato aspettando che lei abbia finito di conversare; e se la fa troppo lunga, la lascia col suo interlocutore e se ne va..." Al che 'Imàd Ad-din aggiunge: "Arrivarono in un bastimento trecento belle donne franche, adorne di lor giovinezza e beltà, raccoltesi oltremare e proffertesi a commetter peccato. Costoro si erano espatriate per aiutare gli espatriati e accinte a render felici gli sciagurati... ardevano di brama per il congresso e l'unione carnale. Erano tutte fornicatrici sfrenate, superbe e beffarde, che prendevano e davano, sode in carne e peccatrici... Or presso i Franchi la donna nubile che si dà al celibe non fa peccato, anzi, essa è quanto mai giustificata presso i preti, se i celibi ridotti alle strette trovano sollievo nel godere di lei." Chi ha ragione, chi torto? ...per
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