Col solstizio d'inverno il Sole raggiunge la sua minima declinazione ed è allo zenit al tropico del Capricorno, e si ha il giorno più corto e la notte più lunga dell'anno. La sua data è il 21 o il 22 Dicembre nell'emisfero nord (21 o 22 Giugno nell'emisfero Sud).
Anche presso le popolazioni che non lo facevano coincidere con l’inizio dell’anno tuttavia il solstizio d'inverno ha rappresentato nei secoli occasione di festività di vario genere: i Saturnalia nell'antica Roma, Kwanzaa per alcuni afroamericani, o lo stesso Natale cristiano.
Per questo avvenimento, nei tempi passati, vi era l'uso di accendere grandi fuochi nella notte, per invitare il sole a tornare nuovamente ad illuminare il mondo.
Il Capodanno al primo gennaio è una novità assoluta proposta dai Romani: le società dell’epoca, tutte agricolo pastorali, lo facevano iniziare in primavera, con la buona stagione; i Celti avevano addirittura introdotto l’usanza d’un doppio inizio: la buona stagione, da passare all’aperto, iniziava il primo maggio e quella cattiva il primo novembre, che era dunque collegato all’idea della morte e del rapporto con l’aldilà.


Porre l’inizio dell’anno proprio nel cuore dell’inverno, considerando il solstizio l’effettivo inizio del tempo, risponde ad una logica astratta che ben s’accorda appunto con la mentalità organizzatrice di Roma, ma rappresenta anche uno sforzo di staccarsi dalla terra e dai ritmi naturali.
Secondo qualche studioso anche l’anno romano inizia in primavera e per l’appunto con le idi di marzo dedicate a Giove, garante dell’ordine cosmico, ma prima di questo inizio si attraversava una fase delicata, una specie di lunga alba preparatoria, che richiedeva l’intervento d’una diversa divinità: Giano, garante di tutti gli inizi.
Si tratta senza dubbio di una delle più antiche divinità del pantheon, le sue leggende sono tutte romane e strettamente legate alle origini della città, tanto che alcuni mitografi pensano che si trattasse proprio di un antico re locale entrato nel mito solo dopo la sua morte. Per qualche altro invece si tratta d’una divinità della Tessaglia esiliato a Roma per motivi politici. Oggi si ricorda solo la sua caratteristica testa bifronte, con un volto barbuto e vecchio e l’altro giovane, che rappresenta appunto il passaggio da un ordine all’altro.
In ogni caso proteggeva le soglie, gli inizi, il passaggio da un ordine all’altro, il più famoso era quello dalla pace alla guerra. Il suo nome, formato sulla base y-a di derivazione indoeuropea, designava letteralmente il passaggio, da cui appunto il latino ianua=porta ed il sanscrito yana, via.
Nella festa a lui dedicata il sacerdote gli offriva farro mescolato a sale ed una focaccia dal caratteristico nome di “ianual” preparata con farina, uova, olio, e cacio grattugiato ben cotta al forno, che doveva ingraziarsi il dio perché proteggesse i futuri raccolti. Poi si invitavano a pranzo gli amici più cari e ci si scambiavano doni augurali: miele, datteri e fichi in un vaso candido e ramoscelli d’alloro… infine si correva al lavoro, perché era ritenuto malaugurante iniziare nell’ozio!
Quando il Cristianesimo si diffuse, le preesistenti ricorrenze festive si conservarono, ma gli antichi riti si sostituirono o s’interpretarono secondo significati conformi alla nuova religione. Avendo adottato il calendario solare romano, la chiesa celebrò la nascita di Gesù al solstizio d’inverno, già “dies natalis Soli Invicti” (il giorno di rinascita del Sole Invitto), e dedicò il solstizio d’estate a San Giovanni, che aveva battezzato il Cristo. Oggi come in antichità, si tratta sempre di una festa di pace e una celebrazione della luce solare che rinasce dopo il solstizio invernale.
I pagani festeggiavano l'avvento del Sole Bambino bruciando il ceppo nel fuoco e onoravano la Dea nei suoi molti aspetti di Madre. Nel folclore europeo e anche nel cristianesimo, l’antica festa sopravvive nella consuetudine del ceppo di Natale, che si accende con un frammento di quello dell’anno precedente, conservato appositamente; i resti del ceppo proteggono la casa da fulmini e incendi. Sempre dall’antico ciocco deriva il tronchetto di Natale, tipico dolce natalizio in cioccolato, diffuso in tutto il mondo, formato come un piccolo tronco d’albero tagliato. A Natale si possono, inoltre, trarre presagi per l’anno nuovo e in questa notte accadono prodigi, per esempio gli animali parlano nelle stalle e le nuvole nel cielo disegnano il futuro.
Le piante di questo periodo sono il vischio, l’agrifoglio ed il sorbo, tutte sacre anche agli antichi Celti, più l’edera, che pur essendo usata anche dai Celti deve la sua fama al mito di Dioniso, divinità greca dell’Oltretomba, che purtroppo è ricordato oggi semplicemente come dio del vino e della vite. L’edera lo rappresenta perché oltre ad essere sempre verde fiorisce in inverno. Originariamente la vite e l’edera rappresentavano rispettivamente l’aspetto estivo e quello invernale del dio che, anche se non è rappresentato bifronte come Giano, ha comunque una personalità ambivalente.

Il solstizio in astronomia

a cura di Mary Falco
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