Prima domenica d’ottobre, dedicata al Rosario
All’alba del 7 ottobre 1571, nel dormiveglia, il Pontefice Pio V vide in sogno la flotta turca stretta da un Rosario di fuoco. Intanto per le strade di Roma sfilavano in processione le confraternite del Rosario domenicane ed il Papa sorrise coi propri confidenti di quello che sembrava soltanto un pio desiderio. Quando arrivò la notizia che la flotta turca era stata sgominata dai Cristiani proprio in quel medesimo istante, per un improvviso cambiamento del vento, si diffuse l'idea che si potesse guardare alla vittoria di Lepanto, se non proprio come ad un miracolo, certo come ad una grazia speciale ottenuta dalla Madonna. E poiché fra i combattenti c'era anche Marcantonio Colonna, signore di Marino, si prese a celebrare la vittoria con una sagra dell'uva spettacolare, in cui tra l'altro le fontane del paese versavano vino anziché acqua.

L’anno successivo Roma contava già la festa della Vergine della Vittoria, portata nel 1573 da Gregorio XII alla prima domenica d’ottobre, per essere celebrata con maggior solennità. Infatti si trattava ancora d'una devozione quasi privata, strettamente legata alle confraternite domenicane; bisogna attendere il 1716 perché la festa s’estenda a tutta la Chiesa, per intervento di Clemente XI. Dal 1925 Marino ha trasformato questa ricorrenza in una specie di festa dionisiaca, con un corteo in costume d'epoca. La festa della Vergine del Rosario, invece, è stata riportata dal 1931 al 7 ottobre, il giorno esatto dell'evento.

Oggi pare quasi superfluo, in Italia, chiedersi che cosa sia un rosario, anche se la fede nelle sue virtù taumaturgiche è un po' scossa, ma forse non son più del tutto chiare le sue origini e soprattutto i rapporti coi domenicani.

Per saperne di più dobbiamo fidarci d'un altro sogno, di cui però ci manca la data esatta: San Domenico di Guzman vide le preghiere dei mortali salire alla Madonna in forma di rose e discenderne piene di grazie. Concretizzò quest'intuizione creando il Rosario: una delle preghiere più popolari, se non la più popolare in assoluto, adatta alla recita singola e collettiva, che si trasforma fin dapprincipio in un potente mezzo d'intercessione. Forse dire che San Domenico abbia inventato il Rosario non è proprio esatto: l'idea di farsi un cordone con centocinquanta nodi per contare i "pater nostri" recitati risale agli eremiti che pregavano nel deserto, agli albori della storia del cristianesimo. Domenicano è il legame con Maria… e le rose.

Perché centocinquanta?

Questo è il numero dei salmi di Davide: in principio infatti ogni buon cristiano li recitava a memoria, nei tempi riservati alla preghiera personale; ai fedeli di formazione ebraica era del tutto naturale aver dimestichezza con la Parola Scritta e saperne a memoria i testi base, come appunto il Salterio ed il Deuteronomio. Ma Gesù aveva espressamente invitato ad estendere la predicazione della "buona novella" ai gentili, senza guardare alla loro condizione sociale e quindi gli Apostoli si ritrovarono nella propria chiesa fin dapprincipio anime semplici, che per loro stessa ammissione non sapevano "ne' leggere ne' nuotare" (a quei tempi si diceva così, perché scrivere era una professione a parte e non era strano che anche persone di cultura, perfettamente in grado di leggere, non sapessero di fatto tenere in mano uno stilo e delegassero il compito ai propri schiavi; nuotare invece, in una civiltà che nasce e cresce sul Mediterraneo, era considerato un requisito fondamentale) per questo tra l'altro fecero una grossa e coraggiosa eccezione al secondo comandamento ammettendo l'uso della pittura all'interno delle prime chiese. Finché la gente viveva in comunità l'analfabetismo non era un grave problema, perché si pregava insieme, ma per gli eremiti poteva diventare un handicap molto serio, anche perché l'astinenza e l'eccessiva solitudine potevano favorire l'insorgere di gravi tentazioni e di turbe psichiche, ostacolando la crescita spirituale anziché agevolarla.

Così nacque l'abitudine di recitare i paternostri e l'uso della corona piacque ai fratelli d'Oriente, che se ne fabbricarono più tardi in legno per cantare i nomi di Hallà (99 perché il centesimo era noto a Gesù soltanto).

Naturalmente non mancano testimonianze opposte, che vedono una corona d'origine indiana (allora i grani in questione sono 108) penetrata in Occidente attraverso l'Islam... in realtà potrebbero essere vere entrambe, poiché in fondo l'idea di contar le preghiere con una corona non è poi tanto esclusiva da meritare un brevetto!

San Domenico però arricchì questa devozione, in modo da renderla più adatta alle anime semplici: i grani furono divisi in decine ed ognuno fu dedicato alla meditazione di un episodio della vita di Cristo, condensata in quindici misteri. Dopo ciascun mistero si recita un pater, dieci ave Maria e un Gloria. Inoltre fin dai primi tempi si organizzarono delle "confraternite del Rosario" in modo da poter pregare in gruppo.

Il termine di Rosario si lega appunto alla visione delle rose, ormai da tempo legate al culto della Vergine, basta citare, fra i tanti, San Bernardo:

"Maria è stata una rosa, bianca per la sua verginità, vermiglia per la carità" dice, infatti, in uno dei suoi sermoni (vol. III p. 1020)

Il paragone s'estende: se le spine sono il simbolo del peccato, la rosa è appunto il simbolo della redenzione:

"Roza ses espina

Sobre totes flors olens"

canta il poeta provenzale Pierre de Corbiac (rosa senza spine, la più odorosa dei fiori)

D’altronde le spine sono entrate nel mondo in seguito al peccato, come narrano numerose leggende cristiane medioevali, secondo le quali il paradiso terrestre era fiorito appunto di rose senza spine.

Una curiosità: di che colore erano le rose sognate da San Domenico?

Bianche, come la purezza, quelle dei misteri gaudiosi, rosse del sangue di Cristo nei Dolorosi e d’oro, come la Rosa Mistica, nei Gloriosi.

Infatti siamo nel XII secolo e le uniche rose conosciute sono bianche o rosse ed è significativo il fatto che accanto alla nota leggenda delle rose rosse tinte col sangue della passione, maturi quella che vede la rosa bianca "lavata" dalle lacrime della Madonna o, secondo altri, della Maddalena.

Il medioevo ama molto la rosa bianca, un tempo sacra ad Arpocrate, dio del silenzio, secondo una credenza attribuita ai Romani, ma "accreditata" dalla Germania nel 1400, che scolpisce addirittura una rosa sulla porta del confessionale per garantire il segreto su ciò che verrà detto.

I mistici diffondono tuttavia l'idea della rosa d'oro, tanto che a partire dal 1096, per iniziativa di papa Urbano II, a San Pietro si istituisce una particolare cerimonia, nella quarta domenica di quaresima. In quell'anno, alla fine del Concilio di Tours, il pontefice benedisse per la prima volta una ramo di rose in oro e pietre preziose donandolo al principe che si era maggiormente distinto nei confronti della chiesa. Questa ricorrenza, il cui nome era Domenica a Laetere o Domenica delle rose, era considerata come un traghetto verso l'ultimo periodo della quaresima, metà della penitenza era ormai superata, c'era una pausa di ristoro che, simbolicamente, corrispondeva alla partenza degli Ebrei verso Gerusalemme dopo la prigionia babilonese. Dopo il 1759 questo "omaggio" prezioso fu riservato alle regine, le ultime rose d'oro furono date nel 1923 a Vittoria Eugenia di Spagna, nel 1925 a Elisabetta del Belgio, nel 1937 a Elena di Savoia, regina d'Italia.

Non è escluso che la coltivazione di rose gialle, ottenuta dagli Arabi tramite massicce concimazioni a base di coriandolo e zafferano, fosse ispirata appunto all'intento di vendere rose d'oro ai cristiani… il concetto della rosa mistica nell'Islam è espresso con l'azzurro… colore che tra l'altro i fioristi non riuscirono mai ad ottenere, rafforzando l'idea d'assoluto irraggiungibile. In compenso man mano che arrivano le conquiste d’oriente, la rosa si tinge di tutte le tonalità dell'alba e del tramonto.

Fin dall'alto medioevo comunque la rosa sale all’altare e s’unisce sempre più strettamente a Maria… e s'arriva alla poetica leggenda del XVI sec. secondo la quale la Madonna, salendo al Cielo, avrebbe lasciato un sepolcro fiorito di gigli e di rose. Miracolo illustrato mirabilmente da Raffaello, a cui forse non è del tutto estraneo il fatto che questi fiori vedano il periodo di massimo splendore a maggio, comunemente consacrato alla Vergine. Il cuore dell'estate vede invece una periodo di siccità ed un tempo i fiori si facevano più rari. Così l’Assunzione della Vergine, che cade appunto a metà agosto, cristianizza anche il culto della fecondità terrena: il cielo concede la pioggia alla terra perché la purezza di Maria ed il Sacrificio del Cristo hanno reso di nuovo possibile la vita.

Dopo la pausa della calura estiva le rose, già protagoniste del mese mariano, tornano sugli altari per le feste di settembre e quando quelle terrene appassiranno ci restano appunto le corone del Rosario. Così apparve a tutti naturale dedicare il primo mese d'autunno a questa devozione.

Effettivamente la corona del Rosario ricorda e sublima un poco l'antica usanza d'intrecciar corone per gli dei e sugli alberi sacri del Nord Europa, le fanciulle appenderanno insieme ghirlande di fiori e rosari, credendo di far cosa gradita alla Vergine... e forse, chissà, la Madonna apprezzò il gesto: la Vergine di Lourdes appare a Bernadette con due rose sui piedi nudi e recita con lei il Rosario, mentre la Madonna della Salette è ornata di rose multicolori e reca una grossa corona del Rosario alla vita.

Ma ancora più significativa in questo senso è forse la leggenda popolare che Don Alphonso el Sabio tradusse nel 1886 da un anonimo manoscritto latino di parecchi secoli prima:

"C’era una volta un gentiluomo che aveva fatto voto d’offrire ogni giorno una corona di rose alla Vergine o, se questo gli fosse stato impossibile, di recitare invece in suo onore un’Ave Maria (evidentemente ignorava l’uso del Rosario, che risale, come s’è visto al XII secolo). Un giorno, mentre attraversava una valle selvaggia, si fermò per raccogliere le rose per la sua ghirlanda, senza accorgersi che i suoi nemici l’avevano seguito e s’apprestavano ad ucciderlo. Ma quale non fu la loro confusione quando s’accorsero che di fronte a lui era seduta una dama sconosciuta, di straordinaria bellezza, intenta a sua volta ad intrecciare una corona di rose. Intuendo la presenza d’una forza superiore i malvagi fuggirono e non osarono più molestarlo."

Franz Pfeiffer raccoglie un’analoga leggenda in Germania, dove il "miracolato" è un giovane monaco molto pigro, che non studia, ma è devoto alla Madonna, a cui offre ghirlande di fiori. Un giorno viene sorpreso nella foresta dai briganti mentre, inviato per un delicato affare lontano dal convento, non sa resistere alla tentazione di scendere da cavallo per raccogliere delle rose selvatiche, recitando ad alta voce cinquanta Ave (anche qui il Rosario vero e proprio è ancora sconosciuto). Questa volta i briganti non vogliono ucciderlo, ma semplicemente rubargli il cavallo. La Madonna appare anche a loro, intenta a raccogliere le preghiere che escono dalla bocca del monaco a forma di rose ed ad intrecciarne lei stessa una ghirlanda, che pone in capo al suo protetto.

E dai domenicani di Santa Maria Novella di Firenze viene forse una delle più indovinate iniziative legate al Rosario: l’Ora di guardia, cioè la recita meditata di un Rosario con tutti e quindici i misteri più le Litanie Lauretane da farsi una volta al mese, in un giorno ed ora di propria scelta, pregando secondo le intenzioni di tutto il gruppo, certi che in altri giorni altre anime pregheranno anche per noi. L’iniziativa, che risale al 1600, conta oggi centinaia d’iscritti.

Infine, ma solo cronologicamente, è dedicato alla Madonna del Rosario il celebre Santuario di Pompei, fondato nel 1876 dall’avvocato pugliese Bartolo Longo, che è divenuto in breve uno dei maggiori centri di questa devozione, da cui si leva ogni anno per ben tre volte una speciale Supplica alla Madonna, perché interceda per noi: l’8 maggio, la prima domenica d’ottobre e il 13 novembre, data in cui giunse a Pompei il quadro veneratovi, secondo la tradizione sceso direttamente dal Cielo, tanto che la festa si chiama: "della discesa".

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