S. Teresa Di Gesù Bambino E La Via Della Confidenza


"[ ... ] la prima cosa che scorsi sotto il chiostro fu il mio piccolo Gesù rosa che mi sorrideva in mezzo ai fiori ed alle luci e poi subito dopo il mio sguardo si posò sui fiocchi di neve, [ ... ] il chiostro era bianco come me. Che delicatezza di Gesù! Prevenendo il desiderio della sua piccola fidanzata, le donava della neve. [ ... ] Qual è dunque il mortale, per quanto potente, che possa farla cadere dal cielo per ingraziarsi la fidanzata?...".

Ecco che cosa narra nel 72° foglio del primo manoscritto Santa Teresa di Gesù Bambino, forse la più grande santa dei nostri tempi, ricordando il giorno della sua vestizione. Il linguaggio è quello di una giovanissima suora. Infatti Maria Francesca Teresa Martin, nata il 2 gennaio dei 1873, riesce ad ottenere da papa Leone XIII il permesso d'entrare nel monastero delle Carmelitane Scalze di Lisieux poco dopo aver compiuto i quindici anni.

Forse non era del tutto estraneo a questa concessione il fatto che nel convento vivessero le due sorelle maggiori: Maria del Sacro Cuore e Maria Paolina, che cambiò il proprio nome in Agnese di Gesù.

L'idea di mettere per iscritto l'esperienza di questa precocissima vocazione è proprio di quest'ultima, Madre priora dal 1893. La Santa risponde obbedendo e componendo tre mirabili manoscritti, in cui teneri ricordi si intrecciano ad una profonda conoscenza teologica. Entrata in convento il 9 aprile 1888, inizia la "Storia" nel 1895; è ormai al culmine della sua esperienza mistica, dato che morirà il 30 settembre 1897.

I suoi scritti propongono una via che è fra le più semplici di tutte: una confidenza piena, completa, assoluta in Gesù e naturalmente nel materno aiuto di Maria. L'offerta di tutta la propria vita va rinnovata di giorno in giorno e non necessita, secondo la santa, di nessuna formazione culturale particolare. Anzi ella è convinta che la cultura secolare, come tutte le cose umane, sia fonte di inutili preoccupazioni. I ricordi della propria infanzia, vissuta in una famiglia interamente dedita a Dio (è l'ultima di cinque sorelle che entreranno tutte in convento!) è una strana mescolanza d'amore per i propri cari e della convinzione d'essere stata una bambina vivace e prepotente, che solo un'educazione esemplare ha condotto a Dio. Oggi le "prepotenze" della piccola Teresa fanno sorridere, tuttavia è interessantissimo il suo "diario", mescolato alle lettere di famiglia che vanno documentando via via i suoi ricordi e anche anticipando, per certi aspetti, l'analisi di Freud!

Come il discusso psicoanalista, la santa coglie i limiti di tutto ciò che è umano, ma la risposta che ne dà è completamente opposta. Secondo Freud, la realizzazione umana della persona è collegata alla soddisfazione più o meno lecita della libido; secondo Teresa invece essa consiste nel prendere coscienza dei propri limiti e nell'abbandono fiducioso a Gesù.

Questo atteggiamento non va confuso con un vuoto sentimentalismo: Teresa è ben cosciente delle difficoltà che si incontrano nella vita. La sua vita, contrariamente a quanto potrebbe far pensare una lettura superficiale, conosce presto il dolore: orfana di madre a quattro anni, si ammala ogni volta che una delle sorelle maggiori prende il velo ed un mese dopo la sua vestizione, il padre resta paralizzato. Anche la sua vita spirituale conosce periodi di grande aridità. L'antropologa Ida Magli, nel 1995 ha scandalizzato alcuni ben pensanti con la pubblicazione d'una vita sulla Santa, in cui indaga senza pietà sui peccati e difetti della famiglia Martin, ma si tratta di un'analisi soggettiva, in quanto l'autrice ignora certe realtà spirituali.

La santità di Teresa consiste proprio nel fatto di non abbattersi. Neppure per un attimo pensa di poter agire in modo autonomo, di poter affrontare le difficoltà da sola, con un atteggiamento di sfida attiva, al contrario chiede aiuto, oltre che al buon Dio, al padre, al confessore, alla madre badessa e accetta il suo ruolo di "minore", realtà che è come un trampolino di lancio e non come una scusa per restare piccola o inattiva. Bambina tendente all'egocentrismo, ma tenace e volenterosa, si rivolge direttamente a Dio per superare i propri difetti ed ha la straordinaria capacità di "vederlo" in tutte le cose.

Le immagini? In un primo tempo le adotta con semplicità. Si conserva ancora oggi, nella sua casa, una statua della Madonna che durante una malattia infantile le avrebbe sorriso. Poi diventano per lei dei simboli di un'altra realtà. Durante il viaggio dal paese natale a Roma riesce solo a percepire la bellezza della creazione e a "crucciarsi" per le maldestre opere umane! I suoi simboli preferiti sono i fiori che sbocciano al sole, specialmente le margheritine. Poi con sguardo limpido coglie l'Infinito Amore che si cela dietro alla realtà terrena, radicandosi saldamente in Dio.

Confessa candidamente d'aver spesso desiderato la gloria: 1 malgrado la mia piccolezza avrei voluto illuminare le anime come i Profeti, i Dottori; io ho la vocazione dell'apostolato. [ ... 1 Vorrei percorrere la terra, predicare il Tuo nome e piantare la tua Croce Gloriosa, ma, o mio Ben Amato, una sola missione non mi bastaj ... 1 il Martirio! Ecco il sogno della mia giovinezza [ ... ].Parlassi contenta ci vorrebbero tutte"

La soluzione? La trova nella 1 lettera di San Paolo ai Corinzi: "La Carità m'ha donato la chiave della mia vocazione. [ ... 1 se l'Amore si fosse spento, gli Apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i Martiri si sarebbero rifiutati di versare il sangue. [ ... 1 Compresi che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi [ ... ]In un eccesso di gioia delirante ho esclamato: oh Gesù, Amore mio, la mia vocazione, infine l'ho trovata: la mia vocazione è l'Amore!" (manoscritto B, foglio 3).

Ogni commento è superfluo. Forse può aiutare a capire la grandezza della Santa qualche dato numerico. A due anni dalla morte la sua tomba era già meta di pellegrinaggi, per i numerosi miracoli ottenuti. Il convento riceveva in media mille lettere al giorno, con cui i devoti chiedevano preghiere ed annunciavano grazie ricevute. Finalmente il 17 maggio 1925 si giunse alla sua canonizzazione, a cui erano presenti circa 60.000 persone.

(dott.sa Mary Falco)