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Il Sacro Speco di S. Benedetto /-/ Rivista bimestrale dei pp. benedettini di Subiaco anno cviii - n° 3/2003 maggio giugno |
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Vita Spirituale La Devozione Al S. Cuore Di Gesù Non c'è nulla nella devozione al Sacro Cuore di Gesù che non sia già contenuta in nuce nel Vangelo di San Giovanni, il privilegiato che poté davvero posare fisicamente il capo sul petto del Maestro durante la sua vita terrena e che, restandogli sempre accanto, meritò l'onore di custodirne la Madre. Che tale esperienza dovesse meritargli un trattamento speciale è implicito non solo nei Vangeli, ma in tutta la tradizione protocristiana, e ciò trova il suo fondamento nel famoso episodio in cui Gesù investì della dignità papale Pietro, lasciando discosto Giovanni (Gv 21,19 23). Da questo fatto e dalla sua eccezionale longevità (morì ultra centenario), nacque la convinzione che l'amore e la confidenza nutrita nei confronti del Maestro costituissero una specie di canale privilegiato per giungere direttamente a Dio, indipendentemente dall'osservazione degli altri precetti. In realtà nulla giustifica questa convinzione negli scritti dell'Apostolo e soprattutto nel suo Vangelo, che giunge dopo gli altri, dietro esplicita ed insistente domanda dei discepoli e vuol essere un approfondimento, non una modifica di quanto già affermato dai sinottici. Casomai l'amore per Cristo rappresenta un incentivo ad osservare più scrupolosamente le leggi, in modo da divenire appunto tempio vivente di quel Verbo che rappresenta l'unica luce del mondo.. come spiega appunto l'indimenticabile Prologo. Per millecinquecento anni la devozione al S. Cuore come idealizzazione dell'Amore Divino restò dunque una realtà implicita alla vita mistica, e nessuno provò la necessità di promuoverla come una pratica a sé stante. Innumerevoli sono i riferimenti presenti in San Bernardo di Chiaravalle (1090 1153), che tra l'altro introduce la simbologia della rosa rossa come trasfigurazione del sangue. Santa Matilde di Hackeborn lascia alle consorelle di Helfta un piccolo diario delle sue esperienze mistiche, in cui compaiono delle preghiere al Sacro Cuore. Quasi certamente Dante si riferisce a lei quando parla di "Materia". Nello stesso monastero di Helfta giunge nel 1261 una bimba di cinque anni che mostra già una precoce inclinazione per la vita religiosa: Geltrude. Morirà agli inizi del nuovo secolo, dopo aver ricevuto le sacre stimmate invisibili. Con tutta la prudenza che la Chiesa consiglia di fronte alle rivelazioni private, va segnalato il fatto che la santa si intratteneva in sacre conversazioni con l'evangelista Giovanni, a cui chiese perché il Sacro Cuore di Gesù non si rivelasse agli uomini quale porto sicuro contro le insidie del peccato. Le fu risposto che questa devozione era riservata agli ultimi tempi. Con l'eresia luterana e le relative guerre di religione a molti parve d'essere giunti appunto alla fine del mondo. La sera del 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista, Gesù appare a Margherita Maria Alacoque, una giovane suora dell'ordine delle Visitandine di Paray, a cui erano riservate le mansioni più umili. Il Maestro la invita a prendere il posto di S. Giovanni durante l'Ultima Cena; "il mio divino cuore", le dice, "è così appassionato d'amore per gli uomini... che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda ... io ti ho scelta come un abisso d'indegnità e d'ignoranza per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me." Qualche giorno dopo, la visione si ripete in modo molto più impressionante: Gesù è seduto su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come il cristallo; il suo cuore è circondato da una corona di spine, simboleggianti le ferite inferte dai peccati e sormontato da una croce. Margherita contempla sconvolta e non osa far parola a nessuno di ciò che le è accaduto. Finalmente il primo venerdì dopo la festa dei Corpus Domini, durante l'adorazione, Gesù rivela il suo progetto di salvezza: chiede la comunione riparatrice il primo venerdì di ogni mese ed un'ora di meditazione sull'agonia nell'orto del Getsemani, ogni giovedì sera, tra le 23 e mezzanotte. Margherita segue scrupolosamente queste istruzioni, ma ritiene che siano riservate a lei sola. Domenica 16 giugno 1675 Gesù le chiede una festa particolare per onorare il suo Cuore, il primo venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini; in quest'occasione si offriranno preghiere riparatrici per tutti gli oltraggi ricevuti dal Santissimo Sacramento dell'altare. t il segnale che bisogna parlarne ad altri... ma come? Nel marzo del 1675 era giunto, in qualità di confessore del convento, il beato padre Claudio de la Colombière, superiore della comunità religiosa dei Gesuiti, Margherita si apre finalmente con lui, che la rassicura pienamente sulla autenticità delle rivelazioni avute. Da questo momento la devozione è proposta ai laici, ottenendo subito un clamoroso consenso; la timida visitandina diviene anche scrittrice, per condividere col mondo le rivelazioni ricevute. L'Amore di Cristo, il confidente rapporto col Lui si concentrano nella sua presenza nel Santissimo Sacramento dell'Altare, in opposizione a quanto affermato proprio allora dalle numerose confessioni protestanti, a cominciare da quella luterana. Se i nuovi cristiani rivendicavano ai laici il diritto di leggere e interpretare la Bibbia, Margherita propone invece loro d'abbandonarsi completamente all'amore divino con la stessa intensità che fino allora sembrava che fosse riservata ai mistici. In accordo con quanto promesso a Santa Geltrude, la devozione al Sacro Cuore viene dunque proposta come asilo sicuro al peccatore proprio in tempi di lotte crudeli, che fanno pensare alla fine del mondo. Quindi non una religione basata sull'esame soggettivo dei testi biblici, come fanno i Fratelli separati, ma un abbandono completo a Gesù, con comunioni e visite al SS. Sacramento frequenti, meditazione del giovedì sera in memoria dell'agonia nel Getsemani, esercizio della via Crucis il venerdì, un pensiero devoto particolare negli ultimi giorni di carnevale, tempo di licenze e sregolatezze, e soprattutto la Comunione il primo venerdì del mese, come riparazione speciale per le offese che il Cuore Divino riceve dall'umana ingratitudine. A quest'ultima devozione è connessa una grazia speciale: chi riceverà la Comunione per nove venerdì consecutivi, in grazia di Dio e con retta intenzione, avrà la grazia di non morire in peccato mortale, ma di ricevere i sacramenti con le dovute disposizioni. Ricordata come '1a grande promessa", tale rivelazione èun po' il fulcro della devozione al Sacro Cuore, ma al tempo stesso è stata motivo di viva contestazione da parte dei razionalisti, che vi scorgono addirittura una sorta di superstizione. Nell'affermare la credibilità della promessa, la Chiesa vuole esortare però i laici a non considerare i primi venerdì come una sorta di polizza assicurativa a sé stante, ma il fulcro d'una devozione che deve essere possibilmente quotidiana e costante. Per questo nell'Ottocento è nato l'Apostolato della Preghiera, che propone ai cristiani l'offerta mattutina della giornata, secondo le intenzioni fissate per ogni mese. In tal modo l'amore per il S. Cuore di Gesù non è più individuale, ma diventa uno fra i tanti modi per rafforzare la comunione spirituale nel corpo mistico della Chiesa. (dott.sa Mary Falco) |